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Di PAOLO GASTALDO 29/MAGGIO /2007
Sono infatti un discendente di abitanti di Casaleggio Boiro .
La storia del paese e' medievale e la si riscontra dalla vista del vecchio borgo antistante il castello ,che per la sua posizione fu scelto ne 67 dal regista Sandro Bolchi per girare i "promessi sposi " e fu il castello dell' innominato .Recentemente Mavi Pendibene proprietaria dell ' antica cascina Boiro che è ubicata ai piedi della ' collina del castello, ha scritto e pubblicato un breve libro autobiografico "un pò di sale nell' acqua tiepida "..sulla sua vita nel paese e sue sensazioni solitarie nel vivere all ' interno delle antiche mura della casa , inserendo anche storie poetiche del luogo ,tra gli inverni freddi che spesso coprono di neve e di ghiaccio la campagna, fino alle estati… nelle attese della vendemmia.
La letteratura e l’ approccio poetico ad un luogo tende a valorizzarlo e ad ispirare anche altri a riflettere su luoghi ,che senza l’ apporto della leggenda e della memoria rischiano di finire prima o poi distrutti da nuove sovrapposizioni edilizie .La lettura di questo libro mi ha ispirato a confezionare questa pubblicazione on line nell’ intento di offrire uno stimolo appunto alla valorizzazione e alla conservazione di questi luoghi. .
Casaleggio è ancora un luogo gradevole e una strada lo collega al lago della Lavagnina
che fà parte del parco naturale delle Capanne di Marcarolo . Il Gorzente che scorre ai piedi della vecchia diga presenta in quel tratto roccioso salti di quota e laghi su livelli diversi che sono molto frequentati dai ragazzi d' estate ,con angoli di pesaggio veramente suggestivi ,tra rocce aspre e acqua con strani " fornelli di pietra" scavati dalla corrente .

E' molto frequentato da ciclisti sia quelli che praticano la montan bike che quella da strada, seguendo le tradizioni che vedevano quei percorsi frequentati da Fausto coppi nei suoi allenamenti .
Le leggende di paese sono perlopiu' legate al vino e alla antica e dura vita dei contadini all' inizio del 900,in cui si narra che le condizioni avverse e la povertà portasse a domandarsi all ' inizio delle stagioni fredde, quali tra gli anziani e i bimbi piu' cagionevoli sarebbero morti quell' anno , nelle albe di freddo e di febbre , che puntuali si ripetevano. . … La febbre spagnola del 1919 causo' molti decessi , e come nelle epoche antiche i corpi venivano caricati su carretti e prelevati dalle cascine . Ma le storie non erano tutte tristi,alla fine di settembre dopo la vendemmia si andava a vendere l' uva , a Silvano , a Capriata a Novi ,e il prodotto lo si trasportava con carretti trainati da buoi , spesso i conducenti dopo essersi fermati in cascine per passare la notte e rifocillarsi ,si ubriacavano talmente da non poter riprendere la guida e spesso avveniva che venivano legati al carretto e il bue avrebbe riportato indietro il suo padrone . Oggi pensiamo agli animali come cibo o bistecche da consumare, un tempo erano risorse e mezzi di trasporto , spesso intelligenti ed affezionati ai padroni tanto da ricordarsi i percorsi , se i conducenti erano impediti alla guida,….PER ECCESSO DI VINO. .
 PAOLO GASTALDO 29/MAGGIO /2007
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