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Appunti su territorio ed economia in Italia oggi

Appunti su territorio ed economia in Italia oggi .

Di Paolo Gastaldo venerdì 2 novembre 2007

15 ETTARI OGNI GIORNO IN ITALIA VENGONO CEMENTIFICATI

IL CENTRO NORD

IL LOCALISMO nel nord, anche se padano e produttivo ed anche al centro , ,coperto da regolari licenze edilizie è sempre un’ urbanistica scadente e tirata da ogni parte a soddisfare bisogni locali e ricadute elettorali a scapito del territorio ,assistiamo ad un fenomeno che e’ stato definito “lo sviluppo della citta diffusa”un processo che dagli anni 70 ha via, via interessato aree rurali extraurbane trasfrormandole in comparti produttivi e commerciali , un fenomeno nato per rispondere alla congestione da traffico, da mancanza di spazi e da inquinamento delle grandi città ma che è stato causa di una urbanizzazione caotica che ha finito per portare in provincia gli stessi effetti effetti dovuti all’ inquinamento e la congestione da traffico lamentati a livello urbano ,in un quadro di direzione che nella deindustrializzazione di vari comparti dell ‘ economia manifatturiera italiana ,ha spinto alla terziarizzazione, con fenomeni indotti come è noto dalla globalizzazione anni 90.

 

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Le preesistenze , gli ambienti culturali , agricoli ,paesaggistici sono stati e vengono cosi’ e “senza pietà,” facilmente sacrificati all’ altare del produrre e del vendere ,il risultato e ‘il disordine, la non definizione di aree specifiche ,la costruzione a pioggia ad esempio sui bordi di vecchie strade provinciali e regionali che favorisce la proliferazione di “mostri edilizi d’ ogni colore e forma …i collegamenti gravati da nuovi flussi di traffico prima o poi collassano su tir che sfrecciano e inquinano a tutta velocita’ ,incidenti e disfunzioni della viabilità diventano ben presto normalita’ insostenibili, alla cui cura ci vorrebbero altre strade e…. strade ancora…… in una catarsi di cementificazione che per risolvere questi problemi devasterebbe in modo definitivo e totale il territorio restante del paese.

La pianura padana è già all’ 80% compromessa ,stessa sorte tocca alle coste dalla Liguria alla Sicilia fino a tutta la dorsale adriatica ,le altre zone pianeggianti e collinari a bassa quota sono anch’ esse fino al centro/sud interessate da questi fenomeni d’ urbanizzazione selvaggia tra centri commerciali sempre piu’ giganteschi e zone artigianali e produttive mal costruite ed ubicate ,con strade trafficate pericolose ed inquinanti , restano le Alpi a nord e la dorsale appenninica come testimonianza , e i centri storici ancora dotati di grande fascino e un patrimonio artistico tra i piu’grandi del mondo .

Docet al centro/nord,solo IL VINCOLO degli standard urbanistici ,basati su vecchie interpretazioni volumetriche e arretrate cognizioni tecnologico progettuali ,dei metri quadri su metro cubo ma senza alcuna indicazione sulla:- percezione , la forma l’ impatto estetico ed ambientale di un fabbricato, che dopo la sua costruzione ..non è piu’ rimuovibile …in genere case nuove brutte e già vecchie , scadenti ,inquinanti e dal bilancio energetico svantaggiosissimo .Diversa proiezione hanno invece gli interventi di riqualificazione di aree industriali dismesse nelle grandi città ,di cui Genova ne ha rappresentato esempio nel progetto di Renzo piano dell ‘ expo’1992,” porto antico” ,e la successiva, 2001 pedonalizzazione e restauro di v.S.Lorenzo.

Nelle grandi città l’ approccio al recupero delle aree risulta quindi piu’ attento alle esigenze della pubblica opinione ,e quindi ad una qualità delle realizzazioni,in genere le amministrazioni come nel caso di Milano , Torino, Roma,Genova, affidano le linee progettuali ad architetti di fama , cosa che ovviamente non puo’ avvenire per cio’ che concerne piccoli comuni o provincie dotate di minori finanziamenti e/o risorse .



IL SUD

Il sud senza neppure l’ applicazione degli standard urbanistici inadeguati del centro nord,ha visto invece la crescita del disordine piu’ assoluto ,qui i piani regolatori nei piccoli comuni non ci sono ,e dagli anni 70, Mafia , N’drangheta , Camorra,e Sacra Corona Unita,sono stati i motori illegali, della pianificazione territoriale rendendo vano qualsiasi controllo pubblico sui territori ,interi pezzi di coste ,e gigantesche porzioni di territorio sono state occupate da edilizia abusiva di pessima qualità senza neppure requisiti tecnici dal punto di vista statico ed antisismico .

Molti di questi “ conglomerati “privi anche a volte di collegamenti alle reti fognarie ,e all ‘ illuminazione elettrica fornita direttamente dall ‘ allaccio abusivo di interi paesi ai pali Enel ,sono una presenza ingombrante e squalificante dell ‘ intero sistema Italia che non ha eguali in nessun paese europeo compreso forse anche quelli ex sovietici e di recente ingresso nell ‘ Unione .

Milioni forse di case abusive, nelle regioni meridionali ,non risultano accatastate ,sono esenti da ici e da tutte le imposte comunali ad esse collegate che invece a nord i cittadini corrispondono regolarmente , condoni edilizi hanno finito col favorire la proliferazione di questo tipo di manufatti nella convinzione che prima o poi vi sarebbe stata la sanatoria .

Demolizioni parziali di mostri edilizi incompiuti sono state attivate come ad esempio le strutture di Punta Perotti a Bari ,ma le costruzioni abusive sono una quantità tale e non censita, (anche se oggi con la visone satellitare sarebbe possibile disporne la mappatura rapportata sulle difformità ai dati catastali) , da costituire un problema irrisolvibile ,i sindaci onesti che intendessero seguire le scelte di alcuni di loro che coraggiosamente si sono battuti per demolizioni, lo farebbero a loro rischio e pericolo per la condizione di cronica illegalità e di assenza dello Stato che qui pare non eserciti le sue funzioni di controllo e di garanzia della legalità .

UNA RIFLESSIONE DAGLI ANNI 60 IN POI

Gli anni 60sono stati il trionfo delle PARTECIPAZIONI STATALI con effetti di realizzazioni di grandi complessi industriali PUBBLICI es.l’ ILVA di NOVILIGURE , CORNIGLIANO A GENOVA ,e il PETROLCHIMICO a MARGHERA,ad ovest col modello privato FIAT e OLIVETTI che nel suo indotto faceva muovere e fa muovere ancor oggi Fiat ,… vasti settori dell economia piemontese , MILANO la BRIANZA il BRESCIANO con grandi segmenti nel settore metalmeccanico , manifatturiero , commerciale .Se gli anni 60erano erano quelli dello sviluppo a macchia d’olio delle città ,dell’ immigrazione meridionale , detti del” boom economico” di converso nasceva anche la cultura della conservazione che si esprimeva a livello vincolistico ,la Liguria ad esempio successivamente agli anni della “RAPALLIZZAZIONE “e al saturamento di gran parte delle coste di ponente e parte di quelle di levante applico’ queste indicazioni che hanno permesso di salvare ad esempio le 5 TERRE, il MONTE DI PORTOFINO e frammenti della costa che và da Genova verso il levante .L’ asprezza dell’ orografia ligure per fortuna non ha consentito la distruzione dei territori appenninici d’ entroterra che conservano ancora intatte caratteristiche di pregio dal punto di vista paesaggistico .

Tra il 60/e la meta ‘ degli anni 70 si affermava anche l’ ecologia come scienza per governare il territorio e saliva un pensiero critico verso i gravi problemi dovuti alle nocivita’ in fabbrica e agli effetti d’ inquinamento ambientale che l’ industrializzazione causava ,

Seveso la prima sciagura ambientale ad effetto mediatico del 10 luglio 1976, segno ‘ l’inizio’ di un ragionamento che non si e’ mai interrotto ,nella sequenza dei danni che dai laghi del nord,alle mucillagini d’ adriatico , investiva sempre di piu’ ampi settori del territorio italiano compreso quello del sud ove si erano innescati processi d’industrializzazione pubblica ,Gela , Crotone , Siracusa, Taranto .E da questi processi è innumerevole la lista di lavoratori e cittadini deceduti per patologie legate all’ amianto, ai metalli ,ai solventi , ai composti ,alle polveri fini .

Dagli anni 80 in poi inizia un ‘ inversione di tendenza che comincia a parlare di deindustrializzazione ,di terziario ,di superamento del modello IRI e a tutti qui processi che ci hanno condotto alla delocalizzazione e alla dismissione dell economia pubblica .

Quindi se dall’ 80 in poi ad esempio in Veneto si afferma il trionfo della piccola e media impresa che impetuosa crea il NORD EST… con i fenomeni primadescritti di saturazione del territorio ,la progressiva delocalizzazione anni 90 lascia di converso anche in eredita’ oltre al diffondersi segmenti di disoccupazione e precarietà fondata su bassi salari e flessibilità, tutti gli ingombranti manufatti dismessi ,con enormi distese di capannoni industriali che si affacciano su ritagli di campagne inquinate e distrutte ,per piu’ convenienti produzioni in Romania ed estremo oriente .

LE DIFFERENZE DELLA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE IN EUROPA ,DA QUELLA ITALIANA .

In AUSTRIA ad esempio le zone industriali vengono accuratamente pianificate , finanche nelle scelte tipologiche dei manufatti ,e la loro realizzazione si integra con piantumazioni di verde AD INTEGRARE IL PIU’ POSSIBILE L’ INSEDIAMENTO SUL PAESAGGIO PRECEDENTE ,con grande attenzione sui carci viabilistici e infrastrutturali gli insediamenti non sono come da noi “paracadutati a pioggia “,..nella rincorsa che hanno i sindaci nostrani verso le pulsioni dei nostri….. imprenditur , il risultato rispetto è d’ attente scelte pianificatorie, nell ‘ assoluto rispetto di paesaggi e preesistenze , ma con anche attenzione a necessari investi sullo sviluppo dell ‘ economia.

In AUSTRIA ,GERMANIA , SVIZZERA , esiste la certezza del diritto,che vede in urbanistica l’ applicazione di piani regolatori ben predispoti da tecnici attenti ed amministratori inflessibili, e non come qui in cui si procede in “DEROGA” , i territori in quei paesi citati marca rispetto al nostro , questa impostazione d’ ordine che anche nella nuova edilizia abitativa risente di maggior qualità progettuale.E cio’ si evidenzia anche per i non addetti ai lavori, semplicemente percorrendo in auto turisticamente territori delle nazioni indicate e verificare subito quando si passa la nostra frontiera la differenza di approccio al territorio che viene posta qui in Italia.

Il nord Europa si differenzia da noi oltre che per la maggiore cura della qualità estetica dei fabbricati,anche invece per il massiccio impiego di nuove tecnologie per il risparmio energetico, cose qui da noi …..di là da venire ,e relegate ad un futuro prossimo non ben definito ,ma segnato già dagli evidenti segni dell ‘”effetto serra “.

LE SOLUZIONI CI SONO E ANDREBBERO CERCATE IN UN MODELLO DI SOCIETA’ SOSTENIBILE

Di Paolo Gastaldo venerdì 2 novembre 2007

 
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